Mi ritorna in mente …

(27.05.2012)

Oggi  è il mio compleanno e come dicono gli inglesi ( I am 37 years old) sono vecchia di 37 anni; sono una donna realizzata: una casa, un lavoro fisso ed un compagno con il quale condivido ormai da dieci anni gioie e dolori, l’amore e la felicità che la vita mi offre. Tuttavia, ogni tanto mi capita di tornare indietro con la mente agli anni del liceo, gli anni della prima sigaretta fumata di nascosto nei bagni della scuola, delle prime cotte e delle prime amarezze. Ripenso con tenera nostalgia ai tempi della mia adolescenza, con innocenza e spensieratezza vivevo le mie giornate, senza grandi preoccupazioni; gli unici pensieri erano rivolti allo studio, ai compiti in classe e svegliarmi in tempo la mattina per andare a scuola e decidere se entrare o meno in classe il giorno in cui c’era lezione di Storia dell’Arte, il più delle volte era sempre SEGA!

Mi chiedo se mai la nostra professoressa si fosse domandata il vero motivo dell’assenteismo di massa in quel giorno?! Ma questo lo dirò in seguito… Quelli si che erano bei tempi, gli inizi degli anni Novanta, preceduti dalla clamorosa caduta del muro di Berlino! Epoca in cui noi fanciulle prendevamo a modello le ragazzine di Non è la Rai che ballavano in Tv; seguivamo assiduamente le serie di Twin Peaks  e di Beverly Hills .

Ricordo ancora come se fosse ieri il primo giorno di scuola: era un mattino di Settembre e il caldo estivo ancora imperversava nella Capitale, centinaia di ragazzi affollavano il piazzale dell’Istituto “IV Liceo Artistico A. Caravillani”. L’emozione e la paura mi tenevano compagnia mentre stringevo la mano a Michela, la mia amica ed ex compagna delle medie con la quale avevo già condiviso anni di affiatata amicizia; si Lei proprio lei che oggi si è ricordata del mio compleanno mandandomi un messaggio sul telefonino, scrivendomi: Mai Dimenticato!

Dopo diciotto anni dalla fine del Liceo quando le nostre strade si sono separate per poi rincontrarsi grazie ai nuovi social network. All’epoca non cerano né cellulari né internet e le mie amicizie erano vere e pure, fatte di carne ed ossa, ma soprattutto di sentimenti reciproci e scambi verbali, nulla di virtuale. Michela ed io siamo state fortunate quel giorno, siamo capitate nella stessa classe sezione F, quella che ha “segnato” affabilmente la mia vita. Da quel momento è inizia la mia esperienza più bella! Le mie compagne di scuola ed io eravamo affiatatissime, oltre a frequentarci dentro le mura del liceo ci incontravamo anche fuori, il sabato pomeriggio per andare in discoteca, o farci delle passeggiate per le vie del centro: Via del Corso e Piazza di Spagna. Oppure alla Mole Adriana o a Via Ripetta quando non entravamo in classe. Ogni tanto si andava a casa di qualcuna per fare i compiti o vedere la saga dei film Horror. Loro vestivano secondo la moda: scarpe della Reebok o le All Star; pantaloni della Levis e maglia Ralf Lauren e accessoriate con borse della Najo Oleari. Io invece non avevo genitori benestanti, mio padre a quei tempi faceva il custode di uno stabile ed era l’unico a portare a casa i soldi, e così per far parte del gruppo cercavo di simulare il loro stile comprando all’ Upim camicette a quadretti. Anche se non vestivo come loro, non mi hanno mai fatto sentire inferiore, la nostra amicizia andava oltre l’abbigliamento. Noi eravamo una comitiva LE COZZE CONNECTION! Questo appellativo ce l’eravamo dato per gioco ma non ricordo più il perché … Però ricordo la foto di gruppo dove ci siamo tutte noi con dei limoni in mano… (il limone sulle cozze è una delizia). Ognuna di noi o quasi aveva un soprannome, c’erano: Pitotta (Michela, un temperamento pacato); Roscia (Eleonora, un caratterino pronto ad attaccar brighe), spalleggiata da Zitellona (Alice, dall’atteggiamento sprizzante); Renatona (Lara, molto attenta al suo portamento elegante e alla ricerca del dettaglio); Monia (sempre allegra e sbarazzina); il Fossa (Alberto, timido ed impacciato); Bea (Beatrice, altruista e disponibile al dialogo, un sorta di mamma/confidenza ); Mario (il Bell’Adone, che voleva rimorchiare tutte le ragazze dell’istituto); Felicia (dalla risata esuberante che si sentiva alla fine del corridoio); Roberta (dall’inconfondibile accento Siculo!)  in fine c’ero io: Moana, per via del seno grosso e della rima con il mio nome (Luana).

Non mancavano di certo i nomignoli che avevamo dato alle SECCHIE (Cibbau – perché sembrava un cane, Pelilunghi,- perché non si depilava le gambe e poi c’era Brufolone), quei quattro o cinque compagni che erano sempre attenti alle lezioni ed inflessibili nella decisione di entrare in classe, soprattutto nell’ora di Storia dell’Arte !!

Per noi era un vero incubo quella professoressa, già dal cognome: Maroder, avevamo il terrore ancor prima di vederla da lontano, quando sbucava da dietro l’angolo del palazzo, con la sua andatura fiera e seriosa in sella alla sua bicicletta.

Ci nascondevamo persino dentro l’androne del palazzo di fronte, per non farci vedere da lei, ed una volta, l’unica volta che ci siamo infilati nel bar adiacente, lei entrò lì per fare colazione, beccandoci tutti mentre fingevamo l’indifferenza della situazione imbarazzante e quella mattina fummo costretti ad entrare e subirci due ore di spiegazione, riempiendoci di compiti per la prossima settimana, ma noi sapevamo già che non saremmo stati presenti. Solo un giorno mi capitò di aderire

alla decisione di entrare in classe ed assistere alla lezione e mi accorsi che poi non era così burbera come credevo… ero con le Secchie e visto che eravamo così pochi la prof decise di fare un’ interrogazione diversa dal solito: una conversazione generale dove ognuno partecipava ripetendo ciò che aveva appreso dal capitolo studiato, quel giorno presi anche un bel voto: 7 !

Oltre alla prof di Storia dell’Arte c’era quella di Matematica che si presentava in classe nascondendo il suo sguardo acuminato dietro occhiali a specchio, con i capelli di solito raccolti a formare uno chignon, e quando indossava la gonna si sedeva intrecciando le gambe due volte in una maniera assurda e strana che solo lei sapeva fare. Mentre c’erano i compiti in classe esigeva un silenzio tombale e aborriva che si masticasse chewingum durante la sua ora, così noi ci divertivamo gareggiando a chi non si fosse fatto Beccare dalla prof. All’apparenza sembrava una insegnate severa, era soprattutto esigente nella sua materia. Fuori dal contesto scolastico era una persona simpatica e socievole, eravamo affezionati a lei e viceversa, tanto che quando le venne a mancare il padre ormai anziano, ci recammo tutti ad ossequiare l’esequie. Dopo quella circostanza ricordo che Partimmo in gita per la Provenza e Lei ci accompagnò insieme alla madre che ormai era rimasta sola; ma questa è un’altra storia che merita un capitolo a parte…

Facendo memoria degli altri insegnanti il primo Posto va allo ZIO PALUZZONE, il prof di Figura e Ornato, così ci piaceva simpaticamente ed affettuosamente chiamarlo, per noi era speciale sapeva stare agli scherzi e gli piaceva ridere con noi, anche lui però nel suo lavoro era intransigente ma noi lo adoravamo comunque. Una mattina dei primi mesi dell’anno ’93, mentre eravamo intenti a disegnare lui esordì dicendo: “Sapete che giorno è il 6 febbraio?” noi senza riflettere sulla domanda, spontaneamente ed in coro rispondemmo: “La Befana!” lui con quel suo classico sorriso ineffabile come lo stampo della Gioconda, ci disse “No è il compleanno di Iaia ! Mia Figlia che compie 18 anni e vorrebbe invitare tutti voi alla sua festa!” Non ricordo i particolari di quella serata in discoteca però sono convita che ci siamo divertiti come matti! Ogni volta che stavamo tutti insieme per noi era meraviglioso.

( tratto da : Gli Anni del Liceo – di Luana Trabuio)

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